
Sylvia Blake: l'Eredità del Sangue
Cap. 2: I Vampiri di Edimburgo
Mezzanotte, cimitero dei Covenanters. George guida Sylvia ed Elena tra le tombe fino a un cunicolo che scende nella cripta. Ad aspettarle ci sono cinque vampiri dall'aspetto giovanile e affascinante — ma Sir Alistair McGregor ha settecento anni, Lady Evelyne seicento cinquanta, e così via fino a Lady Isobel con i suoi cinquecento. Il tempo non esiste nel modo in cui lo percepiscono gli umani. McGregor somministra il calice di sangue: Sylvia è irresistibilmente attratta, ma sviene prima di toccarlo. Stessa conclusione di Victor — il conflitto è ancora forte. Le consegna un bottiglino da usare ogni giorno come monitoraggio, poi George saluta e si dissolve nell'ombra.
La mattina dopo, Sylvia sviene da sola davanti al frigo aperto — aveva trovato la bottiglietta senza pensarci. Elena ride sollevata: prova fatta, situazione stabile. Ma la leggerezza dura poco. Quella sera, con le due in salotto in perizoma e un bicchiere di torbato, un bicchiere cade e si rompe. Elena si taglia. Sylvia vede il sangue — occhi di fuoco, canini che si allungano, istinto che prende il sopravvento. Elena reagisce d'istinto con la bottiglia di whisky. Sylvia crolla svenuta e sanguinante. Elena piange per ore, terrorizzata da quello che ha appena visto — e da quello che avrebbe potuto succedere.
Quando Sylvia rinviene, Elena le racconta tutto senza omettere nulla. "Ti ho colpita. E tu non avresti esitato a sbranarmi." Sylvia piange, ringrazia, promette che non vuole fare del male a nessuno. Ma quella notte Elena non dorme — la paura di dormire accanto a una vampira è più forte di qualsiasi parola rassicurante.
La prova quotidiana del sangue continua: ogni volta Sylvia è più attratta, ogni volta sviene più vicina al punto di non ritorno. Il caffè ha perso il sapore. La luce del sole comincia a dare fastidio. Elena capisce che il germe non si sta fermando.
Quella sera Elena decide di andare da McGregor da sola. Sylvia non può opporsi. Al cimitero dei Covenanters, con Natasha e Miriam al fianco, McGregor ascolta tutto e poi pronuncia le parole più dure della serata: "Elena, se ami Sylvia, devi lasciarla." L'amore umano non può coesistere con la natura vampirica che sta emergendo. Sylvia deve scegliere — e per scegliere davvero, deve non averti. Se l'amore sarà più forte dell'istinto, tornerà. Altrimenti, sarebbe già perduta. "Ogni momento che passa, il germe cresce. Ricorda: ti avrebbe sbranata." Elena sviene davanti al mausoleo di George prima ancora di tornare a casa.
La mattina dopo, un'ultima prova con il bottiglino — Sylvia sviene di nuovo, con spasmi più intensi. Mentre è ancora priva di sensi, Elena prepara la valigia. Quando Sylvia apre gli occhi, Elena è già in piedi con il giubbotto addosso. "Non me la sento di condividere la mia vita con un vampiro." Si volta, apre la porta ed esce senza guardare indietro.
Sylvia cade in ginocchio sul pavimento. La casa è vuota. Il dolore è insopportabile. Ma nel mezzo del tormento, un filo sottile di sollievo — quello di non dover più nascondere quello che sta diventando.


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