
Oltre l'Illusione
Cap. 7: Il Diario di Dio
La sera dopo le rivelazioni di Livia, Amara stappa una bottiglia trovata in casa — sangue, due calici — e avvisa Sylvia con uno sguardo. Bevono in silenzio, senza bisogno di altro. Poi Amara mette su un CD trovato lì: Klaus Schulze, Timewind. Il secondo brano si intitola Wahnfried 1883. Rimangono immobili per tutta la durata del disco, mani intrecciate, occhi chiusi. Quando la musica finisce, sono cambiate.
Il giorno dopo iniziano le cinque ore di lettura obbligatorie. Sylvia tenta subito di negoziare i riassunti — Amara accetta, ma a condizione che Sylvia legga e riassuma anche lei. "Boccaccia mia." Leggono i libri di Aurelian: la storia degli ultimi 2027 anni narrata dall'uomo che Livia ha rivelato essere il Cristo, che l'induismo chiama Brahma. Il primo volume copre i primi 300 anni — la decisione di creare una proiezione di sé stesso per proteggere le Scintille, la nascita dei vampiri come antidoto al programma reset, la diffamazione orchestrata dai Frangitori per relegarli nell'ombra. "In quale mondo abbiamo vissuto fino a ieri?"
Il pomeriggio è libero. Sylvia va da Milhen, Amara va da Livia. Le due raccontano tutto a sera, sedute vicine, con la stessa naturalezza con cui si raccontano tutto il resto. Sylvia: il perdono a Milhen, il morso da vampira, l'intensità di quell'incontro. Amara: Livia come intermediaria, Elisabeta viva a Land's End da 250 anni, amica di Eleanor, in attesa. "Sono felice per te." "Anch'io sono felice per te." Si tengono la mano in silenzio, sapendo che alcune cose non hanno bisogno di altre parole.
Livia torna il mattino dopo con Milhen — trova Amara concentratissima e Sylvia addormentata sul libro. Il piano si riorganizza da sé: Amara continuerà a leggere e fare i riassunti, Sylvia accompagnerà Milhen alle grotte ogni giorno. L'assorbimento di energia di Milhen con Sylvia accanto è fuori dalla norma — in quattro giorni potrebbe essere equilibrata e pronta per missioni fuori Quadrante. Sylvia lascia cadere il libro, bacia Amara, abbraccia Livia, prende in braccio Milhen e parte di corsa verso le grotte prima ancora che Livia abbia finito la frase.
I giorni che seguono hanno un ritmo semplice e preciso: Amara legge, Sylvia e Milhen alle grotte. Ogni sessione è più forte della precedente. Milhen sviene, Sylvia la regge, la porta fuori, la aspetta. "Non sono mai stata così forte. È stato bellissimo perché ti sentivo — eri nei miei sogni." Al laghetto parlano delle loro vulnerabilità, delle loro paure, di cosa significa lasciarsi andare completamente. Milhen racconta la paura di essere abbandonata. Sylvia le promette di restare.
La sera Sylvia torna da Amara. Si siedono vicine, si raccontano tutto, si ritrovano. "Nessuno capirebbe questo nostro rapporto. Ma a me non importa. Perché funziona." "Funziona eccome."
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