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Da Lumenforte a Urquhart

Cap. 2: La Vendetta di Aisha

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La casa di Adamas era rimasta esattamente com’era stata lasciata.
Disordinata, silenziosa, ancora segnata dagli scontri del passato.

Per Aisha non era solo un luogo. Era il punto in cui tutto era cambiato.

Sedute nel salotto, tra i dipinti che Aisha aveva realizzato per Adamas, Sylvia capì che lì dentro c’era qualcosa che non era mai stato davvero chiuso.

 

Aisha iniziò a raccontare.

Un attacco improvviso. Cinque androidi e un gas invisibile che le aveva rese incapaci di reagire.
Lei e Kalki erano state catturate senza combattere. Il risveglio nel furgone, la separazione, le celle.

Poi i frangitori.

Macchinari progettati per distruggere la mente e arrivare all’anima. Scariche elettriche continue, un sistema che non lasciava spazio alla resistenza.

Kalki era costretta a guardare tutto attraverso un monitor, senza poter intervenire.

Non era solo tortura.

Stavano cercando di estrarre l’anima di Aisha.
E se ci fossero riusciti, non sarebbe morta solo lei. La Rosa avrebbe rivelato i nomi e i volti di tutte le Scintille del Metaverso. Sarebbe stata la fine.

Poi Ishtar era arrivata.
Aveva distrutto tutto, frangitori, catene, controllo.
E aveva portato via Aisha e Kalki da quell’inferno.

 

Il racconto si fermò lì. Sylvia non disse nulla. Le restò accanto.

Lentamente, quel ricordo smise di avere lo stesso peso.

La sera arrivò in silenzio, portando una scoperta: il sensore che Aisha e Kalki avevano trovato tempo prima era ancora attivo. Qualcuno le stava monitorando.

Questa volta non lo distrussero. Decisero di usarlo.

Prepararono una trappola semplice. Simularono la loro presenza in casa e si nascosero all’esterno, aspettando.

Gli androidi arrivarono poco dopo. Con loro, due agenti.
Entrarono nella casa, seguirono il loro protocollo, controllarono ogni stanza. Non trovarono nulla.

Quando uscirono, Aisha e Sylvia colpirono.

Fu rapido.

Gli androidi vennero disattivati uno dopo l’altro. Gli agenti non ebbero il tempo di reagire.

Uno solo rimase.

All’inizio sembrava un agente. Ma non lo era.
Era un frangitore.

Aisha lo riconobbe subito. Era uno di quelli coinvolti nella sua tortura.

Lo affrontò senza esitazione. Entrò nella sua mente e vide la verità.

Poi lo uccise.

Non fu rabbia. Non fu perdita di controllo.
Fu una decisione.

Chiara. Definitiva.
Per chiudere ciò che era rimasto aperto.

 

Dopo, si spostarono a Nocturnia.

Davanti a un albergo legato ai loro nemici, incendiarono una limousine. Il fuoco attirò i demoni.

Ne uscirono cinque.

Aisha e Sylvia li eliminarono senza difficoltà.
Uno solo venne lasciato vivo.

Per portare un messaggio.

Aisha è viva. E non è più quella di prima.

 

Quando tornarono a Lacrimasilva, il silenzio era diverso.
Qualcosa dentro Aisha era cambiato.
Qualcosa si era chiuso.

E davanti a loro, per la prima volta, c’era una scelta.

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